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ilriposo
cerca il tutto nel frammento
30 novembre 2006
Parola di Brand
In questi giorni la protesta dei giornalisti si esprime attraverso l'assenza delle loro firme al fondo degli articoli.
Mi spiace dirlo (perchè mi sento dalla parte delle loro ragioni) ma tutto sommato quest'azione simbolica mi sembra dare particolare rilievo ad uno degli aspetti meno piacevoli del giornalismo moderno: i giornali sono diventati (anch'essi!) dei "brand", i giornalisti non sono i giocatori del gioco, ma le pedine del gioco...il lettore medio legge il Corriere, non i giornalisti del Corriere (se non perchè sono giornalisti di Corriere/la Repubblica/il Giornale/il Riformista...).
Oggi poi si legge, anzi si scorrono velocemente i titoli e gli articoli (formato televideo) dei giornalini fastfood consegna semaforo (gratuiti, inserzionati e monouso; blandi, innocui e nonpensanti).




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30 novembre 2006
Camera con vista
Sto pensando di ritornare.
Allo stesso tempo devo prima capire se ho qualcosa da dire, a chi dirla e come dirla.

Anzi, se torno è per vedere se è successo qualcosa...
vorrei ripartire da questo: dal prendere contatto con la realtà, prendere contatto con me, denarcisizzando il narcisismo (quasi) inevitabile del blog; avendo inconsapevolezza della consapevolezza del mezzo... che non è mezzo ma ambiente.




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10 gennaio 2006
Il ritorno degli Ufo
Quando vi ho rivisti è stato come uscire da un'astronave spaziale che mi aveva "rapito" per alcuni anni luce. Come succede nei film eravate ancora giovani, come se non fosse passato neanche un giorno: questo mi ha permesso di sentirmi subito a casa...accolto! Quando ci siamo parlati - però - è arrivata la notizia più bella: tutti eravamo cresciuti e questo è splendido! Non si tratta di recuperare qualche emozione d'archivio...sperimentare che la realtà è migliore della fantasia...questa è la vita, questo il mondo in cui siamo contenti di giocare!



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14 ottobre 2005
Il dono delle lacrime

L’altro giorno Bruno ha pianto di gioia. Il dono delle lacrime (letteralmente!). Gioia è una parola imprecisa…il suo è stato un pianto di stupore…si è sentito amato nella sua fragilità: mentre singhiozzava pensavo che ero fortunato a partecipare a quel momento di verità…è stata una vera grazia…Allo stesso tempo ero quasi invidioso…anche io avrei desiderato piangere. È una cosa che penso spesso! Come mi sono care le lacrime, specie perché penso che siano uno dei doni più trasparenti di sé, specie se piangi per amore, specie se consegni le tue lacrime a qualcuno. Uno dei crucci più grossi della mia adolescenza riguardava proprio la questione delle lacrime che non scendevano mai: per me poter piangere ha sempre significato “saper amare”. Ricordo come un miracolo il pianto liberatorio che io feci durante l’ultimo anno del liceo (vacanze di Natale…): fu il giorno in cui scoprii di essere amato da te “fino alla morte”: fu il giorno in cui capii che niente avrebbe potuto riempire il mio cuore come il tuo amore, fu il giorno in cui intuii che di quello stesso amore io avrei potuto amare solo te.




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7 ottobre 2005
Aprimi gli orecchi nascosti

"Tu che fai nuove tutte le cose, rinnovami facendomi percepire la tua speranza.

Gioia della creazione, rendimi degno della gioia che si muove al di là della carne, e che si riceve nel silenzio della propria anima…

Crea in me occhi nuovi, tu che hai creato al cieco occhi nuovi !

Chiudi i miei orecchi esteriori, e aprimi gli orecchi nascosti, quelli che odono il silenzio e obbediscono allo Spirito, affinché per il tuo Spirito io ascolti la parola del silenzio."
                                                                                                                
Isacco il Siro




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3 ottobre 2005
Chagall






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1 ottobre 2005
Come le navi...

Mi accorgo sempre di più che ho bisogno di “zavorre”. Proprio i pesi che istintivamente uno allontanerebbe da sé permettono di non disperdersi, di non sprecare tempo, di operare qualcosa di costruttivo. Per loro stessa natura alcune zavorre sono assolutamente indipendenti dalla tua volontà e anche questo è un bene, perché altrimenti cercheremmo sempre scenari che accondiscendono facilmente non solo alle nostre capacità ma anche ai nostri limiti. Se sei zavorrato non “svolazzi” altrove, cammini dritto verso la meta, non ti lasci distrarre. Come le navi…




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30 settembre 2005
SAPETE QUANTI MORTI CI SONO TRA I CIVILI IN IRAQ DALL'INIZIO DEL CONFLITTO?








 


Clicca sull'immagine...




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30 settembre 2005
Reloaded

Nudi.

Insisto.

Spaccando la scorza. (Forse) spaccando anche il cuore.

Leggeri.

Come lo Spirito. Che soffia impalpabile…e non sai da dove viene e dove va.




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30 settembre 2005
Matrix

Capita! Le cose capitano…

Difficile che qualcuno si assuma la responsabilità dei suoi atti…

Sempre più spesso ascolti discorsi in cui la gente parla di sé in terza persona…quasi con un senso di estraniamento, quasi come se si fosse spettatori (o forse vittime) ma poco attori della propria VITA.

Capita…! Difficile che qualcuno dica: “Ho sbagliato!”. Tutto diventa “questione di prospettive”, non c’è spazio per confini troppo definiti…ogni esperienza, ogni storia si giustifica da sé, perché giudicare? Meglio contrattare di volta in volta le regole, meglio condonare le “evasioni”, meglio farsi sconti...aggiungere una pezza allo strappo…

Ho sbagliato molte cose in questa settimana. Vorrei poter chiedere perdono a tutti quelli che ho offeso, vorrei lavorare perché le cose “non capitino” ma avvengano…vorrei essere parte con gli amici e i vicini di questo processo che fa “avvenire” le cose…sospeso tra l’ascolto e il silenzio…

Profeti più che profezie, santi peccatori al posto dei giusti, uomini invece che massa, persone oltre che esseri umani…

Credo che ognuno di noi debba camminare per diventare se stesso. L’identità non è un dato di fatto, ma un percorso di appropriazione, di scelte, di scavo. Non si procede per accumuli, ma tornando nudi, procedendo verso l’essenziale…




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29 settembre 2005
Darfur 3





...ma liberaci dal male.




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29 settembre 2005
Darfur 2





...il nostro pane quotidiano




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29 settembre 2005
Darfur



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28 settembre 2005
Camera con vista



6 luglio 2005, ore 5.10 am
Ecco che cosa si vede al mattino da camera mia...




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28 settembre 2005
Lacrime

Desiderio di lacrime.

Di lacrime che purificano e illuminano gli occhi.

Lacrime come balsamo e come lisciva.

Lacrime salate.

Lacrime di guarigione e di sollievo.

Lacrime d’amore.

 

“Voi piangete spesso, come posso concludere dalle vostre parole precedenti e anche dal caso che ora descrivete. Vi sono lacrime che provengono dalla debolezza del cuore, dalla dolorosa mollezza del carattere, dalla malattia;  e ci sono anche quegli uomini che si provocano il pianto violentemente. D’altra parte vi sono anche le lacrime provenienti dalla grazia. Il valore delle lacrime non si apprezza secondo l’acqua che scorre dagli occhi, ma secondo ciò che le accompagna nell’anima e che rimane dopo di esse. Quelli che non hanno il dono delle lacrime non possono giudicarle, indovinano soltanto che le lacrime provenienti dalla grazia hanno relazione con molti cambiamenti nel cuore”.

Teofane il Recluso




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27 settembre 2005
Goodmorning/Goodnight




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27 settembre 2005
Stagno o son desto?

Da alcuni giorni, mi porto delle domande dentro, ma faccio fatica ad esplicitarle. È  uno di quei casi in cui le domande sono più importanti delle risposte, uno di quei casi in cui porre la domanda è già “agire” una risposta. Non mi mancano normalmente le parole, né sono privo di interlocutori; colui che al momento fa più fatica a recepire sono io stesso. Avete presente quando parlando con qualcuno ci si accorge che l’altro ti ascolta distrattamente? Ecco, è come se io fossi distratto e non facessi sufficiente attenzione a quello che sto cercando…

Se è vero che nel corso della giornata ci sono molte occasioni per elaborare alcune considerazioni su quello che sto vivendo, quando mi fermo a ragionare un po’ meno emotivamente per mettere in ordine i pensieri e arrivare ad un punto…ecco che non riesco ad articolare un discorso di senso compiuto…

Ogni mattina dedico trenta minuti circa alla meditazione, da qualche giorno vivo quel momento in una sorta di profonda apnea…non solo si azzerano i pensieri, ma addirittura le emozioni, mi sembra di trasformarmi in una “cosa”, in un oggetto incolore, percepisco una pesante immobilità…non provo né sconforto né agitazione…mi vengono in mente le acque ferme di uno stagno…qualcosa dorme…ma può svegliarsi da un momento all’altro…

Io stesso e alcuni amici gettiamo qualche sasso nell’acqua per vedere che cosa succede…anche gli stagni sono luoghi di vita…ogni stagione ha il suo tempo…



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26 settembre 2005
Moment

Soffro di mal di testa. Lo sanno tutti. Mentre un tempo sopportavo più stoicamente il dolore, oggi tendo a cercare immediatamente una soluzione farmacologia (in verità non sempre così efficace). Si potrebbero fare molte ipotesi sul perché di questo disturbo…posso accontentarmi di una risposta tanto semplice quanto vaga: è il mio punto debole. Se tentassi una diagnosi più sottile potrei dire che dietro ogni cefalea c’è una parte più profonda di me che manifesta il suo disagio. Ma il punto è un altro. Da tre giorni a questa parte sono senza aspirina. Partendo venerdì scorso per lavoro fuori Torino ho portato con me una confezione semivuota: appena due compresse. Inaspettatamente, un collega mi dice di avere mal di testa, gli consegno (a malincuore…) la mia “dose”, già temendo di perdere una zattera di salvataggio. Da quel momento ogni giorno ho come il presentimento che mi verrà il mal di testa, mi riprometto di cercare al più presto una farmacia per non finire in crisi di astinenza, eppure il presentimento della cefalea non si trasforma mai in un vero malore, mentre, per vari motivi, non sono ancora riuscito a passare in farmacia. Ora, non vorrei passare a conclusioni affrettate: che la mia soglia di sopportazione del dolore sia assai bassa è un dato certo, ma che l’idea del dolore sia più “pungente” del dolore stesso è il vero aspetto inquietante! Forse qualcosa del genere ci succede anche per altre dinamiche della vita? Certo che difendersi a sproposito da fumosi pericoli, agire con “guerre preventive” (farmacologiche, belliche o affettive che siano) su mali solo sospettatti, immaginare che ogni nuvola porti la tempesta è il modo migliore di complicarsi la vita.

Insomma: la confezione di aspirine portata sempre con me serve a darmi sicurezza o a togliermela? La mia tendenza ad usare cautela e moderazione nei rapporti interpersonali indica finezza di spirito o paura del conflitto? Girare con l’ombrello perchè il cielo è bigio vuol dire essere prudenti o caricarsi di un inutile ingombro? Alzare le misure di difesa significa proteggersi dai pericoli o diventare più vulnerabili? Il terrorismo è una minaccia esterna o uno stato di inquietudine personale?

E se anche domani fossi “costretto” a non prendere nessuna aspirina e cercassi di ascoltare/ascoltarmi di più…?!




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25 settembre 2005
Off limits

Luca parte sempre dall’idea che non riuscirà a fare qualcosa. Gli capitava fin da piccolo. Non avrebbe mai imparato a legarsi le scarpe…e invece imparò. Non sarebbe mai riuscito a leggere l’ora guardando le lancette di un orologio…e invece ce la fece. Non avrebbe saputo distinguere la mano destra da quella sinistra…e invece riuscì anche in quello (per fortuna c'era l'orologio!). Temeva sempre di essere chiamato per ultimo dai due amici che sceglievano i componenti delle rispettive squadre di calcio…e invece fece pure qualche goal. Andare in bicicletta? Troppo difficile! Nuotare? Assolutamente impossibile! E invece tutto gli risultò semplice nel momento stesso in cui provò a cimentarsi in quelle prove. Il vero problema per lui fu sempre legato all’immaginazione, al pensarsi meno capace degli altri…e invece gli altri lo stimavano e lo credevano forte e sicuro di sé! Lui non parlava delle sue paure, se non in rari momenti di sconforto. Temeva di non essere sufficientemente amabile e invece gli volevano un gran bene.
Oggi sa quello che vale, sa di essere amato, lavora per le sue aspirazioni…eppure di tanto in tanto si ritrova a dover convivere con una certa archeologia emotiva che gli fa temere di non essere all’altezza…sa bene  che le cose non stanno così, sa che il vero problema non sono i limiti oggettivi che lui ha (come tutti), ma quelli che si dà, quelli che si immagina. Lui non trova davanti a sé dei muri, semplicemente se li costruisce da solo. Quando si accorge di questi miraggi, afferra con la memoria il ricordo di quando era un bambino e pensa che sa leggere l’ora, distinguere la destra dalla sinistra, andare in bicicletta e nuotare. Pensa che è capace di volere bene, pensa che nessuno lo rifiuterà, pensa che…se ha una scarpa slacciata, può sistemarla e continuare a camminare…


 




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24 settembre 2005
Nessun dorma

C’è un solo modo per convertirsi. Cedere le armi.

 

Rinunciare a difendersi: questa è la vera forza.

 

Se il respiro è frutto di un gesto incondizionato, non lasciare che la vita proceda a prescindere da te. Scegli di respirare.




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22 settembre 2005
Dancer in the dark

Tante persone mi vogliono bene. Questione di meriti? Assolutamente no! Il merito non ha niente a che fare con l’amore. In primo luogo perché nessuno può essere tanto presuntuoso da pretendere di essere amato; in secondo luogo perché un aspetto proprio dell’amore è la gratuità. Eppure molte persone vivono con la paura di non essere sufficientemente apprezzate, temono di non “meritarsi” nulla, di essere sbagliate, hanno un’immagine negativa di sé, si sentono fratturate nello spirito e nel corpo, si percepiscono brutte e indegne o come minimo incomprese. Tale stato di cose normalmente autorizza queste stesse persone a non amare - a loro volta -  quanti incontrano. Non c’è una precisa volontà negativa verso gli altri, ma si è talmente diffidenti e rinchiusi in se stessi da non concedere spazi a chi ti vive intorno. Se ti chiudi in difesa non permetti agli altri di farti del male. E nemmeno del bene. Oltre a questo ti sottrai all’occasione di offrire qualcosa di te. C’è un sottile egoismo nella vita di chi subisce la propria pena: se sei infelice rischi di non curarti delle fatiche degli altri. Il bene e il male che siamo hanno sempre una portata sociale. L’individualismo non è un modo di vivere innocuo; l’individualismo è sempre aggressivo e violento. Cercare di essere felici è responsabilità personale e sociale: chi trova la luce, la diffonde.




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20 settembre 2005
Compagni di scuola

Abbiamo fatto il nostro incontro annuale. Un gruppo di amici, compagni di scuola. Con qualcuno ci si vede più spesso, con altri solo in questa occasione. E la vita scorre e noi cambiamo…eppure i frutti delle nostre piante, maturi o acerbi che siano, già si intuivano 12 anni fa, in occasione del nostro primo incontro. Certo quest’anno qualcosa di diverso c’era. Per la prima volta ci siamo dati appuntamento al cimitero perché Marco non c’è più. È stato il momento più importante della serata, abbiamo pregato per lui e gli abbiamo chiesto di starci dietro. Da quando è morto penso che le cose non potevano che andare così. Marco è morto per un incidente (parola che usiamo quando non sappiamo spiegarci una cosa che non ci attendevamo), e adesso ci tocca dare un significato alla sua assenza. Per qualcuno di noi l’aspetto più inquietante è soprattutto legato all' inevitabile verifica con se stessi che la morte di un coetaneo provoca.

Giorgio si chiede che cosa abbia combinato fino ad oggi. Si accorge di essere uno di quei trentenni di cui parlano le statistiche; si chiede se il suo tedio abbia già raggiunto livelli patologici; chi lo conosce bene dice che abbia sofferto di depressione; che frequenti un analista è sicuro (non sappiamo se per stare meglio o se per trovare conferme alle sue pene); ha lasciato il suo lavoro di educatore perché si sentiva logorato, lavora in fabbrica ma il posto è precario; nessuna storia sentimentale importante e due occhi che ho trovato profondamente tristi (ma come dirglielo senza ammazzarlo?).

Sandro sta per diventare papà. Deve scegliere che nome dare all’erede…era molto contento e noi con lui. Lavora sodo ma non sta “spaccando” il mondo come sognava. Molti ideali sono messi nel cassetto: gli è sufficiente l’equilibrio delle piccole cose. Non ha più voglia di impegnarsi in grandi battaglie, anche lui ebbe problemi di ansia…adesso sembra sereno e comunica serenità. Mi manca un po’ la sua carica idealista…!

Valerio sembra sempre così serio, apparentemente distaccato dalle vicende del gruppo e dal codice linguistico del nostro piccolo “branco”, ma è solo questione di stile…in realtà la sintonia è profondissima. Semplicemente non ha bisogno di “addobbare le sue vetrine”, ma le cose che dice e che pensa sono calde e genuine. È il più vecchio del gruppo con i suoi 45 anni (ma gliene daresti di più). Ascolta, riflette e non giudica mai…sembra così diverso dagli altri eppure tutti si trovano bene con lui.

Piero è quello “originale”. Per come veste, per quanto mangia, per come parla, per cosa pensa, per come scherza, per come guida e…per tante altre cose. Fa la parte del no-global e poi è il più conservatore di tutti (paradossale, no?!)...ma la sua non è una parodia...è il suo modo di essere coerente!

Beppe ha realizzato tutti i suoi sogni…dal lavoro nel sociale ai progetti artistici…ma ogni sogno è come zoppo, c’è sempre qualcosa che non va, sempre una virgola fuori posto, un mondo ingiusto, una natura matrigna e schiere di traditori. Spero che non trascuri troppo sua moglie...mi chiedo se si accorga che Paola è la cosa più bella che gli sia capitata...

Io guardo, ascolto e faccio un po’ il saputello…rivolgo molte domande (è il modo migliore per non dare risposte!); mi sento a casa con loro, immerso in un magma affettivo che sembra non esaurire mai il suo calore. Devo sembrare buffo e sereno; nessuno mi invidia per il lavoro che faccio, sebbene mi dicano che ci sono proprio tagliato…

Ci salutiamo vivacemente con il desiderio di incontrarci tra un anno, magari migliori di quello che siamo oggi. Qualcuno ci spera, qualcuno lo dubita fortemente, qualcuno sembra già toccare il cielo con un dito. Allontanandomi sento una strana sensazione…gioia, preoccupazione, trepidazione, gratitudine…mi sento vivo, mi pare che niente sia accidentale…

Ogni incontro, ogni relazione, ogni avvenimento ha un senso…qualcosa che viene dalla vita e qualcosa che dipende da te.
Compagni di scuola...ancora sui banchi...
...qualcuno dorme, qualcuno prende appunti, qualcuno tira le palline...solo Marco non c'è più: lui ha già imparato tutto.




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19 settembre 2005
Senza titolo

Essere profondamente immersi nelle cose che si vivono ed esserne parimenti distaccati.

Agire come se tutto dipendesse da te, vivere come se fossi l’ultimo ciottolo del fiume.

 

 

“Domani” non è il giorno che verrà, ma quello che vorrai.




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12 settembre 2005
Ho paura (e va bene così)

Che bella giornata! Forse una delle peggiori della mia vita! Ho accumulato in queste ultime ore una tale serie di delusioni che, pur spingendomi a reagire, in realtà mi bloccano in una specie di inerzia che è prima di tutto mentale. Mi sembra di avere sul tavolo di lavoro 10.000 pezzi di un puzzle da ricomporre, ma  con almeno un paio di difficoltà non proprio trascurabili: 1. non esiste un’immagine a cui fare riferimento per dare senso a questa montagna di tessere; 2. i frammenti appartengono probabilmente a scatole diverse, di cui non è possibile rintracciare l’origine; 3. le regole del gioco sono cambiate…forse non c’è niente da ricostruire…la realtà viene fatta a pezzi, non esiste una “colla” che possa tenere insieme le parti…

A questo punto, se questo fosse un incubo basterebbe svegliarsi sudati e un po’ spaventati, ma con il lieto stupore di sapere che il tuo inconscio faceva le capriole per esorcizzare la ferocia della vita: puoi sognare i “mostri” e non incontrarne mai nessuno dal vivo! Oppure  i mostri hanno trovato una strada di accesso al reale, indossano gli abiti della quotidianità, si camuffano tra le cose banali e anonime, cercano spazio tra i tuoi pensieri per imparentarsi con i tuoi sentimenti, le tue aspettative, le tue fedi. Tutto vogliono fuorché spaventarti, non cercano scandalo e indignazione ma indifferenza e rassegnazione. I mostri vogliono che tu diventi uno di loro, ti dicono che non sei migliore degli altri e che a casa tua si trovano bene. I mostri sono nani meschini, piccoli e pericolosi come un esercito di locuste.

Guai a chi vuole rassicurarti, dicendoti di non avere paura, perché tenersi stretto un senso di orrore e di pericolo è l’unico modo per non lasciarsi ghermire.

Vengano rabbia e scandalo dal cielo perché la terra non si abitui alla follia e alla tristezza.

Non subdole consolazioni, ma un lucido nervosismo, un urlo che rompa la notte immobile e svegli l’alba dal suo sonno malato.




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8 settembre 2005
Punti di vista

Che tipo sei?


Eurocentrico-nord-occidentalista? (Carta come-l'hai-sempre-vista)




Impegnato-terzomondista? (Carta Peters)




Creativamente-pacifico? (Carta Peters con Oceano pacifico al centro)



Ironico-alternativo? (Upside down World map...questione di convenzioni!)




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8 settembre 2005
Cantico dei cantici

Chagall, Cantico dei cantici

L'amore sponsale, l'amore erotico, la poesia degli affetti, il desiderio dell'altro, il dolore del distacco, la sete della comunione, i cuori feriti degli amanti, il mistero della vita, la passione di Dio per la sua creatura, l'amore di Dio nell'amore degli amanti...questo è Il Cantico dei cantici




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8 settembre 2005
Rumours

“Essere cristiani significa scoprire al fondo stesso del proprio inferno il volto di Dio, devastato e risorto, sfigurato e trasfigurato, che ci accoglie, ci libera e ci restituisce l’opportunità dell’icona, la possibilità del volto”.

Olivier Clément, Il volto interiore




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7 settembre 2005
La vita istruzioni per l'uso

Esistono forse le istruzioni per capire come vivere? Come per gli elettrodomestici, le medicine, i giochi in scatola…anche la vita ha le sue regole? Ci sono quelle che i tuoi genitori ti hanno “dettato”, la primigenia legge naturale, le norme della religione, i vincoli sociali, la carta dei diritti dell’uomo, la costituzione democratica, le aspettative del gruppo di appartenenza, il codice tribale (tutti apparteniamo a un clan…), le elucubrazioni delle avanguardie intellettuali, le risposte unilaterali delle scienze umane, le alchimie della maga-scienza, le opinioni dell’uomo medio, i bisogni/aspirazioni clonati nell’uomo dei consumi…molte ricette, tante visioni, troppi insuccessi!

Nel mercato delle idee c’è ancora spazio per la verità? O tutto (come va di moda oggi, dietro la copertura legittimante del valore supremo chiamato “TOLLERANZA”) va declinato al plurale? Non esiste la Verità ma le verità, non esiste l’Uomo ma i singoli individui…niente metafisica, niente etica, niente fede…ma multiforme empirismo esistenziale: siamo tutto/siamo niente; non c’è capo/non c’è coda; qualunquisti/fondamentalisti; amanti abbandonati/spensierati confusi…Esiste una via di mezzo tra l’arroganza dell’Assoluto e la superficialità dei mondi relativi?

Cercare attraverso diverse e sensate vie d’accesso l’approdo alla Verità una e articolata, verità non da possedere ma da cui lasciarsi contenere, verità che non sta al fondo del cammino ma che ti precede, verità che sta tutta nella sete che la anela, ricerca della verità che è già…verità.




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6 settembre 2005
Ottimo Gramellini

Buongiorno, Massimo Gramellini (La Stampa, 06/09/2005)

Senza ringhiera

“La storia delle quattro piccole piromani che per fare un dispetto all’amica danno fuoco a un palazzone della periferia di Parigi denuncia in modo drammatico la perdita di una delle più grandi conquiste dell’uomo: il nesso di causalità. Quando hanno avvicinato il fiammifero acceso alla cassetta della posta, le ragazze non immaginavano che sarebbe stato possibile farsi e fare del male, tanto che la loro reazione di fronte alle fiamme è stata di paura e di fuga. Allo stesso modo il sedicenne che domenica ha lanciato spranghe sulla Torino-Caselle non pensava di provocare incidenti. E i ragazzi della buona borghesia calabrese che hanno compiuto otto rapine in otto giorni per pura noia non avevano mai riflettuto sull’eventualità piuttosto probabile di passare il resto della loro giovinezza in galera.
Si discute da tempo su questa cronica incapacità di connettere l’azione al suo esito che sembra essersi diffusa nelle ultime generazioni. Gli esperti hanno chiamato in causa la violenza reiterata e ipnotica dei videogiochi. Ma le radici della scomparsa del rapporto causa-effetto andrebbero piuttosto ricercate in quei genitori che per pigrizia, disinteresse o semplice mancanza di tempo hanno smesso di far seguire ai comportamenti dei loro figli delle reazioni e delle conseguenze concrete. Latitano i complimenti dopo un gesto giusto, come le critiche dopo una sciocchezza. Quei «sì» e quei «no» motivati che innescano nelle menti più giovani il senso del limite e dunque della realtà. Prima ancora che un maestro, a certi adolescenti in caduta libera sembra essere mancata una ringhiera”.




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2 settembre 2005
Colori per la mente



Mirò, Il villaggio




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« Quia fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te. »

Sant’Agostino, Le Confessioni, II,1


 

giammario1@yahoo.it

Sto leggendo: 



GIOVANNI CLIMACO,
La scala del Paradiso: Climaco è probabilmente affascinato dall’idea di riuscire, come Mosé, ad avvicinarsi al cielo per accedere, grazie alla sua devozione cristiana, alla visione di Dio. Gli strumenti di ascensione di Giovanni si basano sulla metafora della scala “che conduce dalle cose terrene al Santo dei Santi”; ogni gradino corrisponde a un esercizio che serve ad aquisire una virtù o a sconfiggere un vizio, fino alla visione beata.



Ho appena letto:



GRAZIA DELEDDA,
Il paese del vento: "Fu davvero una specie di tifone quello che per tre giorni imperversò intorno a noi. Solo alla notte si placava, come stanco del suo furore insensato...e pareva che piangesse il vento angoscioso, ululando un suo dolore terribile...".





VASCO PRATOLINI,
Il quartiere: Pietro Pancrazi lo salutò come "uno di quei suggestivi libri che si scrivono (chi li scrive) a un solo punto della vita: quando ci si è staccati dalla giovinezza, ma non se ne è perso tutto l'umore".





PATRICK SüSKIND,
Il profumo: "Colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini". La storia, magnificamente raccontata da un bravissimo scrittore, di un profumiere del Settecento dal cuore di tenebra, che non esiterà a compiere i crimini più odiosi per, appunto, dominare il cuore degli uomini, grazie alla sua straordinaria capacità di percepire e distinguere tutti gli odori.







NATALIA GINZBURG
Le voci della sera: una storia di persone che cercano di sotterrare i pensieri, d'identificarsi soltanto nei gesti che compiono e nelle parole che dicono e finiscono per ritrovarsi strette in una morsa di assurdità e di dolore...stemperato però dal colore dei dialoghi della Ginzburg.





VASCO PRATOLINI
Un eroe del nostro tempo: un amore violento e amaro, quasi un romanzo di formazione, il travaglio di una coscienza...la vicenda umana, politica e giovanile dello stesso Pratolini alle spalle.





DIVO BARSOTTI,
La fuga immobile: diario spirituale relativo agli anni 1944-1946; "...le cose vengono immerse in una fontana che ridona loro la giovinezza, e ne riemergono con uno splendore di mistero e  anche con quel richiamo bruciante che le rende nuovamente credibili..."















JACQUES DERRIDA, 
Perdonare: ultimo lavoro del filosofo francese prima che morisse il 9 ottobre scorso...





NICCOLO' AMMANITI,
Io non ho paura: prima l'ho visto sul grande schermo (Salvatores), poi l'originale di Ammaniti, scritto però come se fosse già il copione del film.




      

GIUSEPPE PONTIGGIA,        Nati due volte: dopo aver visto Le chiavi di casa di Gianni Amelio, non potevo sottrarmi all'ammiccante copertina che è tornata a farsi vedere un po' in tutte librerie




MICHAIL BULGAKOV,                            
Il Maestro e Margherita: l'arte di un giocoliere! La russia di Stalin, il diavolo e la sua corte, le piccinerie degli uomini, Pilato, Jeshua e l'amore...




Sto ascoltando:

Sephardic Romances

Sephardic Romances,
Traditional Jewish Music from Spain



Messiaen, Quatuor pour la fin du Temps